Da capo sento quel senso di impotenza pervadermi.
Da capo mi assale un’angoscia senza scampo.
Che non so che fare, come superarla.
Mi ribello allo stato delle cose che non posso cambiare.
Come un cavallo selvatico che
Disperatamente si oppone,
ha il panico negli occhi perché sa cosa lo aspetta e non vuole, fortemente non vuole.
Cerco di placare questa ansia. Ma io non sono come te.
L’angoscia mi paralizza.
Mi toglie l’aria, l’acqua, il sapore, la lucidità sul lavoro e questo mi impaurisce ancora di più perché mi sembra di non controllare.
So che non c’è nulla che possa farti cambiare idea che non venga da te stesso.
Però è difficile.
Allora che faccio ? Non mi resta che ricominciare a scrivere sapendo che non risponderai.
Con lo stesso stato d’animo di prima. La cosa mi fa paura e mi dico, l’esperienza non ti ha insegnato nulla…
Eppure ora, stasera, mi assale quella tristezza che finalmente ero riuscita a scacciare.
Quella specie di dolore acuto ma sordo come quando le lacrime ti scorrono sul viso ma non si muove un muscolo e senti la consistenza del dolore all’interno del tuo corpo, ma non riesci ad espellerla.
E ormai rimani passivo rispetto a quel sentimento.
Ti metti lì e ti dici adesso passa.
Deve passare.
So che passerà.
Ma l’esperienza non insegna niente? Mi domando ora.
Io scrivo e aspetto.
Aspetto di crollare dal sonno così so che in quel momento non penserò a nulla.
Scrivo nella speranza che questa sensazione mi venga a noia e che lo spirito di sopravvivenza abbia il sopravvento su questo dolore, lungo e acuto come una spada sottilissima che trafigge.
Vorrei riuscire a rinchiudermi, cercando di trovare un punto per cui tutto dipende da me così poi potrei agire, fare qualcosa purché qualcosa cambi.
Vorrei non dipendere mai da nessuno così sarei invulnerabile.